La montagnaterapia come esperienza di crescita

“La ragazza lega la corda alla propria imbracatura, si ferma un attimo, dando le spalle alla parete, guarda dritto negli occhi l’istruttore del CAI, cercando forse, in quello sguardo carico d’esperienza, una scintilla di sicurezza. La ragazza si volta, volta le spalle ai propri problemi, appoggia le mani sulla roccia e inizia a salire verso l’incognita dell’avventura…”


L’arrampicata è una delle tante attività che si possono proporre in ambito abilitativo e terapeutico, nei progetti di Montagna Terapia.

Possiamo spiegare la Montagna Terapia utilizzando la definizione che il Dott. Scoppola, psicoterapeuta romano, propose all’inizio degli anni duemila:
Con il termine montagnaterapia si intende definire un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo, finalizzato alla prevenzione, alla cura ed alla riabilitazione degli individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilità; esso è progettato per svolgersi, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna”.

“…la ragazza è appesa a qualche metro da terra, si volta, cerca il volto dell’educatore, ha bisogno di una voce che possa aiutarla a concentrarsi, per continuare la salita. L’atto educativo si risolve in poche parole, un gioco di autostima, un’opportunità data e ricevuta che permette di posizionare piedi e mani e elevarsi oltre la difficoltà…”


Con l’attività di arrampicata cerchiamo di portare i nostri ragazzi e ragazze a confrontarsi con le proprie capacità e con i propri limiti, ma soprattutto a trovare strategie per superarli e avere quindi la possibilità di migliorarsi, di crescere. Il fatto stesso di sforzarsi e provare ad uscire dalla propria zona di confort, addentrandosi nella parte meno conosciuta, più rischiosa, della propria esistenza, porta la persona ad accettare un percorso di crescita personale.

Diventare grandi è di per sé pericoloso e faticoso, in quanto si è costretti a lasciare ciò che è conosciuto, fosse anche, come nel caso dei nostri ragazzi, la fragilità, la paura, il panico, la malattia. L’arrampicata diventa una buona metafora: abbandonando la sicurezza del Centro terapeutico o la propria camera da letto per ingaggiarsi su una parete verticale, esponendosi al vuoto e al rischio di cadere, permette alla persona di vivere concretamente l’avventura della vita.

“la ragazza arriva al termine della parete, sente la corda che la trattiene, si volta, guarda in basso, si fida della persona che tiene la corda, svuota il cervello dalle tensioni ed inizia a scendere…”

L’arrampicata non è solo progressione verticale, ma è anche un gioco di fiducia tra chi sale, oppure scende, e chi si occupa della sicurezza, gestendo la corda. Soprattutto nella discesa, i nostri pazienti, devono affidarsi totalmente alle mani esperte di colui che si lega con loro in cordata.

Emaluele Frugoni, educatore e responsabile presso la CSRTA Raggio di Sole (Brescia)